Una sporca storia

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Mentre mi accingevo a caricare gli s**toloni che mia madre aveva preparato per la casa in collina, mia sorella Michela parlottava al cellulare con la sua amica Serena sebbene avesse avuto diversi inviti di partecipare al carico delle provviste se fregava altamente e solo dopo un paio di urlacci di nostra madre si era decisa di aiutarci. Da quando si era lasciata con il suo ragazzo era diventata insopportabile, sebbene avesse 18 anni compiuti due mesi fa sembrava un adolescente, ed in alcune sue manifestazioni era dispettosa e vendicativa come una bambina, era sempre stata coccolata da tutti da mio padre, da mia madre e anche da me, in qualità di fratello maggiore le aveva avute sempre tutte vinte. La breve vacanza era stata decisa già da alcune settimane e mio padre ci avrebbe raggiunto in un secondo tempo, al ritorno dal viaggio di lavoro all’estero, pertanto noi decidemmo di recarci subito in collina cosi io avrei avuto tutto il tempo di rifinire alcuni particolari per il mio esame di architettura e mia madre avrebbe ricaricato un poco le batterie dallo stress accumulato nell’arco del periodo invernale nel negozio di abbigliamento di cui era la proprietaria. Dopo un ora di viaggio raggiungemmo la villetta situata a 5 Km dal paese di Riomaggiore antico borgo situato sulle colline romagnole. Dalla strada provinciale passammo nella stradina sterrata che conduceva alla casa , parcheggiammo l’auto in cortile, mi guardai intorno, tutto era bello, la pace e la tranquillità regnavano sovrane, una varietà di colori avvertivano l’arrivo imminente della primavera, tutto era fiorito, e si era contornati dal verde delle vegetazione e dal profumo della campagna. Dopo aver sistemato gli s**toloni e resa la casa abitabile per i giorni a venire, facemmo una doccia e decidemmo di andare a mangiare, nell’unica pizzeria del paese. Mia madre era molto elegante con una gonna bianca e una maglia nera molto attillata che metteva in risalto un seno ben modellato per una donna di 43 anni e due gambe lunghe e affusolate inguainate in calze di nylon scure, nell’insieme era una gran bella donna e l’arte del ben vestire la esaltava maggiormente, diventando appetibile per molte persone dal momento che mio padre passava dieci mesi all’anno all’estero per motivi di lavoro. Anche mia sorella Michela si era messa in tiro una gonna corta blu e collant in tinta con la maglietta di Max Mara un trucco leggerissimo ne esaltava tutta la sua giovinezza. Questo per me risultò essere una vera novità, dal momento che normalmente la vedevo indossare jeans e magliette di seconda scelta, e con mia gradita sorpresa notai che Michela aveva delle belle gambe affusolate e lunghe come quelle di nostra madre. Parcheggiammo nella piazza del paese, ed entrammo dentro la Pizzeria, Ettore il proprietario ci vide e ci venne incontro per salutarci e dopo i normali convenevoli ci accompagnò al tavolino situato vicino alla finestra che dava sul cortile. Dietro di noi due persone leggermente alticce stavano discutendo in un linguaggio che sembrava essere di un paese dell’est, il chiacchiericcio alterato indispettiva gli avventori, tanto che il proprietario dovette intervenire per riportarli alla calma, minacciandoli di espellerli dal locale qualora avessero continuato a disturbare. Dopo un poco si alzarono e passando vicino al nostro tavolo, rivolsero una frase a mia madre che lasciava intendere un complimento lascivo nei suoi riguardi, sebbene detto nella loro lingua il significato era evidente e riguardava il seno di mia madre, stavo per intervenire quando mia mamma mi fermò e disse di lasciar perdere. Dopo mangiato scambiammo alcune chiacchiere con Ettore e ci accingemmo a ritornare verso casa. C’incamminammo verso l’auto e mi accorsi che i due personaggi di prima ora erano seduti all’interno di un autovettura sgangherata, parcheggiata di fianco alla nostra, cominciarono a fissare mia madre e mia sorella, parlottarono fra di loro e ne usci una risata sguaiata che mi lasciò perplesso e preoccupato, salimmo in auto e partimmo. Mentre tornavamo a casa per precauzione controllai nello specchietto retrovisore diverse volte che nessuno ci seguisse, ma notai in lontananza i fari di un auto, non volli allarmare nessuno ma avevo l’impressione che quell’auto ci stesse seguendo. Finalmente imboccammo la stradina sterrata eravamo arrivati a casa, fermai l’auto apri il cancello accesi i lampioncini del cortile, e fu in quel preciso istante che vidi i fari di un’altra auto avvicinarsi sullo sterrato che conduceva a casa nostra. Si fermò alcuni metri dietro alla nostra, e ne scesero i due individui della pizzeria, uno giovane sui 25 anni e l’altro con un età vicina alla cinquantina, mia madre e mia sorella allarmate bloccarono le portiere. Le vidi armeggiare con il cellulare, ma quella era una zona con un segnale debolissimo e in alcuni punti il segnale mancava, pertanto l’unica possibilità di chiedere aiuto era quello di chiamare con l’apparecchio situato all’interno della casa. Corsi verso la porta d’ingresso ma non feci in tempo ad entrare, dopo una colluttazione fui sopraffatto e bloccato dai due energumeni, che m’immobilizzarono legandomi mani e i piedi con del nastro da pacchi. Sentivo le urla di mia madre e mia sorella, vidi una portiera aprirsi e mia sorella scappare in direzione della strada provinciale, il più giovane l’inseguì e la raggiunse, il caso volle che nessuno passasse in quel momento, la sollevo da terra, e mentre Michela si dimenava per sfuggire alla presa dell’energumeno lui le sferrò un pugno in volto, la vidi accasciarsi al suolo, l’uomo si caricò mia sorella come un sacco di patate sulle spalle e ritornò verso la casa, nel frattempo vidi le sue mani sparire sotto la gonna con l’intenzione di palparla nei punti più delicati e intimi. Il più anziano si diresse verso l’auto dove c’era mia madre ruppe il finestrino, ed apri la portiera, trascinò mia madre fuori dall’auto, la sentì urlare e la vidi scalciare, lui le bloccò le gambe e anche lei fu sollevata per la vita la e portata dentro casa. Mia sorella fu gettata sul divano svenuta, e cadendo sui cuscini assunse una posizione innaturale, che lasciava scoperta la pancia fino alla vita, le gambe spalancate mettevano in mostra il suo inguine, anche se coperto dalle mutandine bianche di pizzo e dai collant trasparenti azzurri. Loro si assicurarono che le mie mani e i miei piedi fossero bloccati bene e mentre mia madre accoccolata vicino a me tremava pregandoli di non farci del male, gli offrì del denaro con l’intento di calmarli ed invogliarli ad andarsene. I due energumeni continuarono a bere gli alcolici che trovarono nell’armadietto della cucina e li sentì discutere come si sarebbero ripartite le donne, il più giovane scelse mia madre e l’anziano optò per Michela e mentre l’altro continuava a bere, il giovane si avvicino a mia mamma. Mia madre Sandra piangeva e l’implorava che la lasciasse stare, le disse “ci sono dei soldi prendete quelli e andate via nessuno vi denuncerà”, lui la guardò e le disse” Io non voglio soldi voglio scoparti, voglio sentire l’odore della tua figa lurida troia” le prese il bordo della gonna lo sollevò e le scoprì le gambe lunghe ed affusolate. Con sapienza cominciò ad accarezzarle l’interno delle cosce, poi con le dita si sposto e le accarezzò l’esterno coscia, infilando le dite nei buchi del collant che si erano creati durante la lotta, guardai in volto mia madre e vidi i suoi occhi riempirsi di lacrime in quel momento lei capì che l’avrebbero violentata l’avrebbero stuprata nel modo più bieco, poi sarebbe toccato a Michela. Questa prospettiva la fece singhiozzare convulsamente, l’uomo con foga la bacio sul collo, lasciandole un succhiotto, poi cercò di baciarla in bocca mia madre dapprima l’ostacolò, poi quando lui le disse che si sarebbe vendicato su di noi, lei lo lascio fare, le sue mani si posarono sui seni li strizzarono e sollevarono la maglia scoprendo le coppe del reggiseno la sua bocca si poso sulla tenera carne della mammella e la morse con cattiveria. Mentre mia mamma piangeva lui leccava le sue lacrime con la lingua e la sua mano vagava sotto la gonna alla ricerca della fonte del piacere, sentì lacerarsi il nylon dei collant, lei s’irrigidì, capì che l’uomo aveva raggiunto il suo obbiettivo e oltrepassato l’ultima barriera difensiva delle mutandine, era entrato dentro la fessura di mia madre, lei socchiuse gli occhi e si morse il labbro, lui estrasse la mano da sotto la gonna e porto il dito medio al naso annusandolo, quello era il dito che era entrato dentro mia mamma. Lo annusò e lo leccò, lei chinò la testa le lacrime le rigarono il volto, io mi girai per non vedere, allora il ragazzo con sadismo mi obbligò a guardare mentre le sollevava la gonna e le strappava i collant scuri ormai smagliati e rotti in più punti, con violenza le lacerò le mutandine nere e l’usbergo di seta fu lanciato in mezzo alla sala, lasciando esposto il ciuffetto ben curato di peli biondi che facevano da cornice al suo inguine, poi con violenza la distese per terra le divaricò le gambe e immerse il suo volto nel posto più intimo di mia madre, la lingua s’intrufolò dentro la vagina , la sentì sussultare mentre le titillava il clitoride. Le furono bloccate le mani con il nastro adesivo, e mentre uno succhiava e leccava ogni centimetro del suo corpo l’altro le strappava la maglia e le tagliava con le forbici prese in cucina il reggiseno di seta nero, come nel film di Kubrik “Arancia Meccanica” si avventarono su di lei la lasciarono nuda in un attimo. La baciarono la violentarono psicologicamente nel modo più subdolo, e alla fine le divaricarono le gambe e la scoparono davanti a me, mia madre piangeva, urlava ed implorava che non le venissero dentro, mentre loro senza alcuna protezione prima il ragazzo giovane, poi quello più anziano le riempirono la pancia di sperma con il rischio di lasciarla incinta o peggio ancora di ammalarla di AIDS. Nello stesso momento che mia madre veniva lasciata nuda a gambe aperte in mezzo alla sala, mia sorella si riprese, vedendo lo scempio commesso urlò con quanto fiato avesse in gola, i due energumeni la guardarono e risero si avvicinarono a lei con intenti ben chiari, io avrei voluto urlare di lasciarla stare, di non toccarla ma il nastro sulla bocca m’impediva di parlare. Lei si dimenava cercava di sottrarsi al più anziano, che sembrava il più deciso a possederla, lui tentò di baciarla lei spostò il volto dalla parte opposta e cercò di scappare verso l’uscita, ma la bloccarono e mentre il più giovane la sollevava da terra infilandole le mani sotto la gonna palpandola nella sua femminilità, il più anziano lo riprese in modo severo quasi a ricordargli che lei era la sua, come stabilito precedentemente. Il più giovane non disse nulla e gettò Michela a terra il più anziano le balzò sopra e riuscì dopo una breve lotta ad aprirle le gambe con la forza, come in un gioco le sollevarono la corta gonna scoprendo le mutandine bianche coperte dal collant, si posizionò sopra di lei e sebbene lei si divincolasse come una belva ferita, riuscì a portare il suo viso sull’inguine di Michela. Aspirò profondamente, l’odore del sesso di mia sorella mischiato a quello della pipì creò un mix erogeno che lo fecero eccitare al punto che il rigonfiamento dei pantaloni risultò evidentissimo, lui estrasse il cazzo e l’appoggiò sulla pancia di Michela, lei si dimenò forsennatamente urlando ”No!! non voglio che questo vecchio mi prenda vai via porco maialeeee” e lancio un urlo disperato, quando l’uomo insensibile alle preghiere di mia madre e mia sorella, continuò quello che era nelle sue intenzioni, guardo il ventre ancora coperto dai collant li lacerò facendo saltare assieme alla difesa del nylon, anche le mutandine di pizzo ultima barriera contro la violenza. Con lentezza cominciò ad infilare il suo arnese dentro la pancia di mia sorella, lei urlava come impazzita e diceva “Sento male mamma aiutami mi sta rompendo, ho maleeeee Aiutoooo maledetto porco”. Lui rideva mentre il suo cazzo entrava dentro la figa di Michela, comincio a scoparla con violenza lei sembrava una bambola di pezza sballottata a destra e sinistra e mentre la violentava la picchiava con pugni e schiaffi sul volto, urlandole &#034Ti piace il cazzo eh!!troietta, puttanella ti voglio lasciare incinta lurida troietta, ti rompo la figa e il culo, sei una vacca come tua madre&#034 poco dopo un rantolo sovraumano avvisò che stava depositando il suo seme dentro l’utero di mia sorella. Michela ora era inerme piangeva angosciata e gli lasciava fare tutto quello che lui voleva, infatti era l’unico sistema per evitare che la picchiasse, lui la bacio in bocca e le succhiò la lingua, le bacio i capezzoli, le diede dei morsi sulle tettine lei non reagì minimamente, le allargo le gambe e le infilò il collant azzurro dentro la figa, poi si alzo in piedi si pulì il pene con le sue mutandine e le pisciò addosso. Per un attimo le lasciarono in pace, dopo averle legato sia le mani che i piedi, cominciarono a mangiare le cose che trovarono in frigorifero e programmare la fuga dal momento che anche loro si resero conto che dopo questa violenza, il suolo italiano sarebbe diventato ingombrante per loro.
Mia madre piangeva sommessamente il più giovane le si avvicino e disse “Brava troiona, ora ti rompo il culo” mia madre cominciò a singhiozzare quando lui la girò pancia sotto lei disse “Per favore non qui andiamo nella stanza da letto davanti ai miei figli mi vergogno” lui rise e le disse “ Ma dai, chissà quante porcate hai fatto nella tua vita quante inculate e scopate ti sei presa prima che loro nascessero”, l’altro le infilò due cuscini sotto la pancia per farle avere il sedere alzato, il più giovane le si posizionò alle spalle per incularla e le infilò il pene dentro il sedere, prima con delicatezza un po’ per volta, poi un urlo straziante di a****le ferito usci dalla bocca di mia madre, quando lui lo spinse tutto dentro con un unico colpo fino alla radice. Poi fu la volta di mia sorella, il più anziano si avventò su di lei, dopo averla girata a pancia bassa le allargò le gambe con la forza, e come a mia madre anche a lei le fu fatto lo stesso servizio da tutti e due. Prima di andarsene, il più giovane si avvicinò a me e disse “grandi scopatrici le tue donne” e mi avvicino lo slip di mia madre al volto, e mi ordino di annusare istintivamente allontanai la faccia dal nero indumento, ma l’energumeno puntandomi le forbici alla gola mi ordino di aspirare, temendo per la mia vita aspirai senti l’odore aspro e acidulo del sesso di mia madre, questo odore sebbene appartenesse a mia mamma ebbe la forza di eccitarmi, l’energumeno accortosi di questo comincio a ridere e disse con il suo socio di aspettare. Prese mia madre per i capelli e le disse di prendere il mio cazzo in bocca, altrimenti avrebbe ucciso sia me che lei, mia madre disse “No !…per favore questo no, vi prego” ma il più giovane non volle sentire scuse, mia madre mi apri la patta dei pantaloni e con le lacrime agli occhi prese il mio cazzo in bocca e cominciò a succhiarlo, loro guardavano e ridevano eccitati e mentre uno le palpava il seno l’altro le toccava le labbra della figa. Poi il più giovane ordinò a mia madre di sedersi sopra di me e d’infilarsi il mio cazzo dentro la figa, mia madre lo scongiurò l’implorò di non farle fare questa porcata, ma l’ordine fu perentorio, senti dentro me un senso di vergogna, ma ormai da questi mi aspettavo di tutto, mia madre con timore e paura prese con la mano sinistra il mio cazzo e se l’infilò dentro la figa. Sentì le calde pareti della vagina schiudersi al suo passaggio, lei appoggio il suo volto al mio e mi chiese scusa mi bacio sulla guancia e disse “Perdonami tesoro sono costretta” la guardai le sorrisi e le dissi “Scusami tu mamma per quello che succederà quando verrò dentro di te” lei capì ed accennò ad un sorriso e aggiunse “ Per un momento entrerai da dove uscisti ventuno anni fa” aggiunsi io “e se tu mamma dovessi rimanere incinta” lei rispose “ non ti preoccupare amore mio se rimarrò incinta abortirò”. Il più giovane le ordinò di baciarmi in bocca, ormai eravamo abituati a tutto mia madre mi baciò in bocca ed anticipò il successivo comando dell’uomo succhiandomi la lingua, continuò a muoversi fino a che eiaculai dentro la sua pancia, mi scappo un gemito di godimento prolungato lei mi guardo sorrise socchiuse gli occhi lanciando a sua volta un gemito ebbi la sensazione che per un periodo brevissimo anche lei avesse goduto, ma forse mi sbagliavo…..Accarezzandomi mi disse “speriamo sia finita” e guardo Michela stesa per terra, nuda, con le gambe oscenamente aperte, un rivolo di sperma le colava fra le gambe piangeva piano, mia madre le si avvicinò e l’abbracciò e la coccolò come quando era piccolina senti il rombo della macchina dei due energumeni allontanarsi, ora il pericolo era veramente passato…..
Sono passati ormai tre mesi i delinquenti sono stati presi e messi in galera, mia madre e mia sorella hanno dovuto abortire perché erano rimaste incinta , mia sorella tuttora ha delle difficoltà a riprendersi dallo stato di prostrazione nella quale e caduta e vive in un modo di paure e terrore per le persone che non conosce, la casa è stata venduta, questa esperienza ci ha segnati, di positivo io mi sento molto più attaccato a mia madre e sento di amarla ogni giorno di più, di un amore bello e strano; qualcosa si è schiuso in me, la vedo diversamente non solo come madre ma come donna ed anche lei ha assunto nei miei riguardi un atteggiamento diverso e una sensazione che solo un figlio può capire sembriamo due calamite che si stanno attraendo l’uno verso l’altro in un mare dolce e molto pericoloso.

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